giovedì 28 settembre 2017

RYANAIR - TUTTI GIÙ PER TERRA


La cancellazione dei voli di Ryanair, sarebbe un duro colpo alla mobilità dei pugliesi. Più del 50% del traffico aereo viene operato da Ryanair. Lo scellerato accordo di Nichi Vendola (non lo diciamo solo ora), ha legato per anni mani e piedi la regione Puglia. 
C'è da dire che i benefici sono stati tanti ma, istituire quasi un monopolio, comporta certi rischi. Ora non sarà tanto facile trovare un sostituto della compagnia irlandese.
Emiliano si è subito affrettato a sottovalutare il problema, dicendo, sottintesi "morto un Papa se ne fa un altro".
Ecco, se la defiance di Ryanair diventasse un motivo di maggior partecipazione e concorrenza, non sarebbe proprio un male. Speriamo!
Ecco l'articolo del Corriere della Sera di Michelangelo BORRILLO (non è la prima volta che scrive di queste cose):

Ryanair, così fa il pieno di soldi pubblici: dalla Puglia in 10 anni circa 170 milioni di euro

Al contributo della Regione di circa 12,5 milioni all'anno (motivati come campagna di comunicazione per lo sviluppo del turismo) si aggiunge quello di Aeroporti di Puglia (controllata dalla Regione) sotto forma di sconto sull’handling (5 milioni annui)

C’è sempre stato un alone di mistero sugli incentivi pubblici che da 15 anni hanno permesso a Ryanair di fare il pieno di passeggeri in Italia. Nel caso di Bergamo, l’hub principe della compagnia low cost irlandese, non è mai trapelato nulla. L’unico contratto che nel corso degli anni è emerso alla luce del sole è stato quello relativo agli scali di Bari e Brindisi. Che in Puglia non ha mancato di suscitare polemiche fin dall’inizio, a fine 2009, quando per la Regione allora guidata da Nichi Vendola fu possibile avviare, con provvedimento d’urgenza, una trattativa privata con la compagnia low cost irlandese perché era da poco fallita la Myair.
Il contratto senza gara
Per il primo anno di contratto la Regione Puglia valutò l’ipotesi di utilizzare fondi europei. Ma l’ipotesi venne scartata perché si sarebbe incorsi nel rischio degli aiuti di Stato. Per attirare Ryanair sono stati, quindi, fin da subito utilizzate risorse pubbliche dei cittadini pugliesi: 2 milioni per gli ultimi 3 mesi del 2009, 8 per il 2010, 10 per il 2011, 12 per il 2012 e altrettanti per il 2013 e il 2014. Al termine del primo ciclo quinquennale, nel 2014, il contratto è stato prorogato per altri 5 anni (anche in questo caso senza gara): 12,5 milioni all’anno — ma il contributo è variabile — per 5 anni. Ai quali occorre aggiungere altri 5-6 milioni all’anno da parte di Aeroporti di Puglia (controllata al 99% dalla Regione) sotto forma di mancati introiti: per volare da e per la Puglia, Ryanair richiede infatti tariffe di handling inferiori al costo sopportato da Adp. E la differenza, a sfavore di Aeroporti di Puglia, è quantificabile in circa 5-6 milioni all’anno, come ripetutamente sottolineato nelle assemblee di bilancio dell’ultimo decennio dai vertici della società che gestisce gli aeroporti pugliesi e messo nero su bianco sui bilanci, sottolineando — tra le criticità — la «redditività non adeguata del settore handling, in considerazione della perifericità degli aeroporti pugliesi e della debolezza contrattuale nei confronti dei vettori, che non consente di spuntare livelli tariffari adeguati». Nelle casse di Ryanair, ogni anno, arrivano quindi dalla Puglia come contributi o sotto forma di sconti, circa 17,5 milioni. Che moltiplicati per 10 anni fanno più di 170 milioni di euro.
La campagna di comunicazione
L’aspetto più singolare del contratto di Ryanair con la Regione Puglia è che si tratta di un accordo che prevede come oggetto non il trasporto di passeggeri (ci sarebbero problemi con le leggi sulla concorrenza) ma una campagna di comunicazione per lo sviluppo del turismo incoming. Sempre dai bilanci di Adp emerge che nel rapporto con Ryanair si è scelto «di privilegiare il web come canale di comunicazione rispetto ad altri media»; ma analizzando il sito di Ryanair la pubblicità sulle bellezze della Puglia — come ha evidenziato più volte dalla Uil Puglia che negli anni ha intrapreso una campagna per rendere pubblici i finanziamenti di Ryanair — in realtà compare, e non sempre, solo in un link all’interno del sito e non sulla homepage». Pubblicità visibile o meno, l’escamotage dal punto di vista di incremento di utenti ha funzionato: dall’inizio degli anni 2000 a oggi il traffico dei due scali pugliesi è passata da 2 a 6,6 milioni di passeggeri. La metà dei quali sono di voli Ryanair. E più sono, più la Puglia paga. Le somme che la Regione versa alla compagnia sono infatti correlate al numero di passeggeri che volano con Ryanair: il contributo è relativo a ciascun passeggero ed è in media circa 5 euro pro capite.
Gli effetti della «bufera»
Per questo, quando a metà settembre è scoppiata la «bufera» sui voli Ryanair, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha rimarcato la natura del contratto: «Il nostro accordo pubblicitario è ovviamente anche legato al numero dei voli che sono quelli sui quali la pubblicità poi viene rimandata. Quindi meno voli meno soldi. La misura ha già dentro di sé un automatismo così come definita dalla precedente amministrazione regionale». Una piccola presa di distanza, ravvisabile anche nella nota diffusa in quei giorni da Aeroporti di Puglia: «La situazione (i voli cancellati in quei giorni, ndr) non è in alcun modo legata a aspetti riconducibili ai rapporti commerciali tra la società e il vettore, è conseguente a un’autonoma decisione della compagnia che riguarda tutto il network globale della compagnia irlandese nella sua autonomia gestionale. Nella circostanza Aeroporti di Puglia intende altresì ribadire che le pur comprensibili preoccupazioni per tale situazione non possano far dimenticare che sui nostri aeroporti volano attualmente altre diciannove compagnie differenti per tipologia, prodotto e destinazioni raggiunte - circa settanta tra Bari e Brindisi - che, al pari del vettore irlandese, operano collegamenti di linea funzionali allo sviluppo del traffico e al miglioramento dell’accessibilità aerea, contribuendo in maniera significativa a generare nuovi flussi verso la Puglia». Come dire che, dopo aver rastrellato in Puglia quasi 170 milioni in 10 anni, adesso Ryanair è libera di volare via.